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Ecco il progetto WANE:

tredici mesi on the road per raccontare la biodiversità

 

Prendere gli zaini e partire insieme alla propria dolce metà e il proprio cane, attraversando l’intero continente americano in van, dall’Alaska all’Argentina.

E’ uno scenario che vi attira terribilmente? Ne siamo certi, è così anche per noi.
Sappiate però che rappresenta soltanto la punta dell’iceberg – una puntina meravigliosa, si intende – di un periodo di oltre un anno di fatiche.

Oggi parliamo di WANE, e no, non si tratterà soltanto di un viaggio.
Quello, anzi, sarà la cornice di una missione: un reportage giornalistico che abbraccerà tantissimi altri aspetti.

Per addentrarci in questo progetto, dobbiamo iniziare da chi c’è dietro: Valeria Barbi, Davide Agati e il cane Thabo. Noi abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Valeria, che ci ha raccontato più nel dettaglio come si svolgerà il tutto.

Intanto, chi è lei e di che cosa si occupa?
Da oltre dodici anni si occupa di cambiamenti climatici e biodiversità. E’ ambasciatrice del patto UE per il clima e Colibrì d’onore di Save The Planet. Coordinatrice e docente di svariati corsi all’Ispi e membro della Faculty della 24 Ore Business School e autrice di un libro, di prossima uscita, sulla biodiversità, edito da Edizioni Ambiente.  Ma, soprattutto, è una persona innamorata dei viaggi, della natura e della comunicazione. Passioni che hanno trovato una perfetta sintesi nel progetto WANE.

“WANE, tradotto dall’inglese, significa Svanire…come sta facendo il mondo naturale a causa delle attività umane. Ma è anche l’acronimo di We Are Nature Expedition”, mi dice quando ci sentiamo – Inoltre è il risultato di tredici mesi di lavoro per dare vita ad una vera e propria spedizione”.- lunga oltre un anno in cui percorrerà la Panamericana, da Prudhoe Bay, in Alaska, ad Ushuaia, in Argentina, attraverso quattordici paesi diversi. Si tratta di circa 30.000 km di strada (che con le numerose deviazioni necessarie diventeranno circa 80.000), a bordo di un van. Il tutto inseguendo la primavera e l’estate.

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Quale sarà l’obiettivo di questa esperienza? “Vogliamo partire per raccontare sul campo l’impatto delle attività umane sulla biodiversità e gli ecosistemi. Documenteremo gli effetti dei cambiamenti climatici, della deforestazione, dell’inquinamento… Abbiamo scelto questa rotta perché è un tragitto che mette in collegamento tutti i diversi ecosistemi esistenti. Passeremo dalla tundra artica al deserto, fino ad arrivare alla foresta amazzonica e agli altipiani andini”.

Insomma, si tratterà di un enorme reportage sul mondo, dove si uniranno la sfera naturale e quella delle comunità umane, connesse da un fil rouge, fragile e sottile.

Quando inizierà il tutto? “Abbiamo già una data ufficiale: sarà il 4 luglio 2022”.

 

La compagnia

“Happiness is real only when shared”, è questo il pensiero più celebre che Christopher McCandless volle lasciare in eredità al mondo, prima di spirare tra le foreste dei territori del Nord-Ovest americano, in Alaska. Ed è questo, forse, il paese che Valeria aspetta di scoprire e documentare più degli altri, mossa com’è dai ricordi dei libri di Jack London, con cui è cresciuta. Primo fra tutti, “Il richiamo della Foresta”, dove si parla di un legame ancestrale con la natura selvaggia e del desiderio di farvi ritorno. Una storia di coraggio e resilienza che WANE proverà a raccontare attraverso le voci di tante persone che Valeria e Davide intervisteranno lungo la strada: si tratta di ricercatori, esperti, attivisti… tutti impegnati sul fronte della conservazione della biodiversità e della tutela degli ecosistemi.

Durante WANE le gioie della scoperta e della documentazione verranno assolutamente condivise. Insieme a lei infatti ci sarà anche Davide Agati, suo marito. Informatico di formazione e di professione, fotografo per passione e innamorato visceralmente del mare. In un’altra vita, dicono, è stato un cartografo. “Ha deciso di partecipare al di là dei nostri sentimenti, non ci siamo mai voluti limitare sotto questo punto di vista. Se non avesse sentito anche suo questo progetto, l’avrei portato avanti da sola, con il suo sicuro appoggio. Ma fortunatamente abbiamo la stessa visione e gli stessi intenti quando si parla di mondo naturale. Così, è stato lui, durante un pranzo, a dirmi facciamolo insieme.

E poi c’è Thabo, un simpatico cagnolino nero che salperà a bordo di questa avventura. “E’ un componente fondamentale della  nostra famiglia. Staremo via un anno, Thabo non avrebbe potuto fare altro che seguirci. Ha un verve pazzesca. Se mai scriverò un libro su di lui si intitolerà “Il cane che guarda oltre i muri”. Ha un sacco di curiosità. Non sono tanti i cani che possono dire di aver affrontato un percorso dall’Alaska all’Argentina”

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Il libro

E a proposito di letture, subito prima della partenza verrà pubblicato il libro di Valeria. Sarà un testo dedicato alla biodiversità e alla sua importanza vitale, il tutto raccontato anche attraverso molti dei suoi viaggi. Al suo interno, tante storie sul mondo naturale e su un      pianeta che rischiamo di farci scivolare via dalle mani come sabbia, per come lo abbiamo conosciuto.
In un certo senso, sarà un prodromo dei successivi tredici mesi, che invece verranno trascorsi direttamente sul campo, da Nord verso Sud.

Addentriamoci dunque maggiormente nel dettaglio, per approfondire alcuni aspetti. Intanto il Van, che sarà un elemento essenziale di WANE.
La scelta finale è ricaduta su un mezzo di 5.40 metri di lunghezza, su base Ducato. Le specifiche tecniche per poter affrontare le più disparate condizioni climatiche e stradali saranno raggiunte anche grazie ad alcune modifiche, apportate con il supporto degli sponsor.
Top Drive System, si occuperà di alzare il veicolo, lavorando sugli ammortizzatori; Camper d’autore, di Mattia Casale, lavorerà a tutta la parte meccanica ed elettronica per consentire al mezzo di sopportare le condizioni climatiche e di altitudine più impervie, oltre ad essere in grado di affrontare differenti tipologie di strade. BatteriaLitioItalia penserà alle batterie; VCS Group, invece, farà una consulenza sul risparmio idrico in van, l’igienizzazione e la manutenzione degli impianti idrici, oltre che alla potabilizzazione dell’acqua. E poi c’è RCE foto, il più grande mercato fotografico d’Italia, che fornirà il necessario materiale fotografico e video.
Saranno questi e altri partner a garantire gran parte della sostenibilità del progetto, lungo l’itinerario. L’idea è stata fin dall’inizio quella di lavorare per rendere la spedizione il meno impattante possibile, generando – laddove possibile – occasioni ecologiche. Un esempio? La collaborazione con Zero CO2, società benefit che si occupa di riforestazione ad alto impatto sociale, e grazie alla quale le emissioni che produrremo verranno assorbite piantando alberi nella comunità di Nuevo Horizonte, in Guatemala, che andremo a visitare e documentare.

 

La community

Il rapporto con la community invece come si svilupperà?
“Vogliamo mostrarci il più sinceramente possibile.
Abbiamo da poco lanciato la nostra pagina Instagram, che durante il viaggio servirà a raccontare la biodiversità, le associazioni e le persone che intervisteremo e i dietro le quinte di tutto ciò che faremo”. Il mezzo social dunque fungerà da spazio per esprimere anche pensieri, sfoghi, reazioni e commenti, di paese in paese. Tuttavia non dovrà trasformarsi in un appuntamento fisso, in una sorta di impegno da ottemperare secondo un patto non scritto, poiché porterebbe soltanto a stress e contenuti obbligati. Senza contare che in alcuni luoghi potremmo non avere accesso ad una connessione stabile.Nonostante il progetto richiederà sicuramente lo sviluppo ed il rispetto di un piano editoriale, oltre che la calendarizzazione di appuntamenti e interviste, la libertà di poter avere ritmi nuovi, senza particolari incastri temporali, sarà una conquista importantissima. Su questo valore gli occhi di Valeria si illuminano. Del resto, è da oltre un anno che si organizza tra logistica, pianificazione, call di lavoro, chiamate con le associazioni coinvolte, calcoli, lezioni e articoli da scrivere.  “Per la prima volta in tutta la mia vita – mi dice – credo che darò davvero “spazio anche al caso”. Dopo 18 mesi di preparazione e organizzazione continua, questa sarà la nostra ricompensa. La sveglia sarà vincolata ai ritmi della natura o impostata per rispettare appuntamenti eccezionali come incontrare un branco di lupi nei territori di Nord-Ovest all’alba, per esempio”.

Ecco, proprio la mancanza di una quotidianità, diventerà essa stessa la loro quotidianità, per oltre un anno. Sarà un lunga parentesi da nomade digitale per Valeria, perché comunque le lezioni continuerà a svolgerle da remoto, così come i suoi impegni editoriali, organizzando il calendario accademico in maniera intelligente.   Un privilegio da tenersi stretto.

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Le associazioni

Oltreoceano infatti saranno molti gli incontri, sia con le comunità locali, sia con associazioni che lavorano a stretto contatto con i singoli contesti naturali. La scelta di queste ultime è stato uno degli argomenti di maggiore riflessione per la coppia di “esploratori”: nella fase di mappatura, si è cercato infatti di individuare alcune tematiche principali: l’inquinamento, il degrado del suolo, il sovrasfruttamento, i cambiamenti climatici. A partire principalmente da questi, sono state poi cercate alcune associazioni sul territorio da contattare, tra quelle che stanno effettuando progetti concreti a riguardo. Tra questi, Pelagios Kakunja, che si occupa di conservazione di squali e mante nel Mare di Cortez che Jaques Cousteau chiamò l’acquario del mondo. Così come Yellowstone to Yukon (Y2Y che si occupa di mitigare i conflitti tra uomo e fauna selvatica nel corridoio che va, appunto, dallo Yellowstone alla regione dello Yukon. E, ancora, la Ocean Foundation con un progetto sui leoni di mare della California, la Tompkins Foundation in Cile, la Costa Rica Wildlife Foundation, e la Fungi Foundation perché proprio i funghi hanno un ruolo fondamentale per il Pianeta e la nostra esistenza.
E’ chiaro, dunque, come uno dei fulcri principali sia la biodiversità e, in particolare, molte specie animali. La domanda dunque sorge spontanea:

“Qual è l’animale che più di altri stuzzica la tua curiosità, in relazione a questo viaggio?”

La risposta risulta essere più difficile del previsto, nel suo sguardo intravedo tanti pensieri balenanti, tante idee che guizzano veloci. “I lupi del Pacifico, per tutto quello che rappresentano. Gli squali martello, pur avendo io un timore reverenziale       totalmente insensato, misto ad una estrema attrazione per gli squali; riuscire a vederli con chi li studia e li protegge, avere la conferma di quanto siano incredibili e purtroppo a rischio di estinzione a causa della pesca e per soddisfare la domanda di pinne dettata da stupide superstizioni, potrebbe essere molto forte dal punto di vista emotivo. Poi l’aquila arpia, che si trova in Costarica (presso la Penisola di Osa). La Vaquita, di cui rimangono ormai soltanto undici esemplari del mondo. Infine sarà un onore poter “conoscere” Romeo e Giulietta”. È doveroso aprire una parentesi sugli ultimi: si tratta di due rane d’acqua di Sehuencas, conosciuti per essere tra gli ultimi esemplari conosciuti sul pianeta Terra. La storia che c’è dietro è assai interessante: per anni, si riteneva che fosse rimasto soltanto un unico maschio al mondo, chiamato Romeo. Viveva in Bolivia, protetto  dall’equipe di erpetologi del museo di Storia Naturale di Cochabamba, dopo essere stato prelevato in natura proprio per la paura che fosse l’ultimo della sua specie.
Per tentare di trovare la sua Giulietta ed evitare dunque che la specie di estinguesse definitivamente, era stata attivata una ricerca capillare, anche online (la Bolivian Anphibian Initiative, con il supporto di ReWild per esempio creò il suo profilo su Match.com, un sito per incontri online, così da attirare fondi da investire in spedizioni di ricerca). Nel 2019, finalmente, furono trovate altre rane Seheuncas in una foresta della Bolivia. Tra queste due femmine, una delle quali (Giulietta, appunto) potrebbe essere adatta per dare il via alla riproduzione della specie. Ebbene, quest’ultima è una delle tantissime storie che Valeria & Davide proveranno a raccontarci durante WANE.

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Il reportage

Ma ecco, come funzionerà il reportage?

Una parte preponderante di questo lavoro verrà presentata sul sito ufficiale, che fungerà da raccoglitore digitale in cui conservare gli articoli che verranno prodotti on the road, fungendo anche da “diario di bordo”. I canali social invece saranno utili per dare spazio alle riflessioni e allo storytelling sul campo. Tutti questi strumenti avranno la funzione di veicolare argomenti di divulgazione naturalistica, ma anche di sensibilizzare il pubblico e di emozionarlo laddove possibile. Non ci sarà la pressione dettata dalla necessità di raccontare, poiché vogliono respirare l’avventura senza orpelli mediatici sulle teste, tuttavia daranno la possibilità anche alle persone che li seguiranno online, di ricevere spicchi del mondo che esploreranno. Lifegate, che sarà uno dei media partner principali, gli darà inoltre modo di raccontare periodicamente lo sviluppo del progetto e, alla fine, di realizzare un prodotto finale, che nei loro pensieri dovrà sintetizzare parole, immagini e clip video, trasformandosi di fatto in un cortometraggio documentaristico. A bordo dell’avventura anche Lonely Planet Italia, che seguirà WANE durante tutto il percorso e attraverso cui Valeria e Davide racconteranno come muoversi in punta di piedi in tutti i luoghi meravigliosi che scopriranno.

La parte conclusiva della nostra chiacchierata si è trasformata in uno scambio di riflessioni dalla portata vagamente filosofica, poiché questo viaggio, nella sua complessità e nella sua incredibile ricchezza di esperienze, cambierà i suoi protagonisti. In un modo o nell’altro.
Valeria sprizza determinazione ed entusiasmo in previsione dei prossimi mesi, ma mi concede anche alcuni pensieri a cuore aperto, che sono lieto di riportare: “Io non so come tornerò da WANE, ma non voglio neanche saperlo né voglio chiedermelo. L’esperienza sarà totalizzante, nel bene e nel male. Ci saranno un sacco di momenti favolosi ma anche tanti intoppi e difficoltà da superare, ne sono consapevole. Ciò che mi aspetto è di rientrare a casa migliore di prima, e che sarà più quello che riceverò rispetto a quello che avrò dato. Quello che so per certo è che vorrei che WANE Panamerica fosse solo la prima di future spedizioni in altre aree del Pianeta. Diciamo, una sorta di progetto pilota”. Poi continua: “In questo momento è come se stessimo chiudendo gli scatoloni di dodici anni di vita, per ripartire su un unico scatolone con le ruote: il van. E con un unico obiettivo: trasformare l’esperienza in empatia e far vedere alle persone che ci seguiranno, l’incredibile mondo naturale che ci circonda e che a causa nostra sta svanendo.”.

Voltandosi indietro, è come se tutto l’impegno, il lavoro, lo studio, le esperienze, si fossero mixate e condensate in vista di questo progetto. In passato, mi confida, si era segnata su un foglio di carta le cose da fare in futuro. Tra quelle vi era di scrivere un libro e di viaggiare per il mondo per documentare la salute del pianeta e lo stato della biodiversità. Adesso sta per realizzare entrambe le cose: proteggere gli ecosistemi e raccontare il mondo naturale alle altre persone.

E per tutte le volte in cui ci saranno momenti di fatica, o in cui le cose non funzioneranno come sperato, penserà al contributo positivo che starà dando nel mostrare alle persone il mondo naturale attraverso i suoi occhi, e a ciò che le è stato detto qualche tempo fa: “in qualunque modo vada, tu per un anno avrai una finestra sul mondo”.

Una finestra che Valeria e Davide cercheranno di spalancare anche per noi, per oltre un anno. Buon vento, dunque, e che le stelle li guidino lontani, come gli antichi viandanti!