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WOLF CREST - APPENNINO TOSCO EMILIANO

DISTANZA

68KM

DIFFICOLTA’ (1-10)

7

GIORNI

4

DISLIVELLO

3,340KM

% UNPAVED

88%

HIGH POINT

1861m

Sull’Appennino che sorge tra il mare della Toscana e la pianura emiliana, si respirano l’aria dell’Europa e il soffio del Mediterraneo.

La cresta corre lungo la linea dei 2000 metri.
È un percorso sospeso tra due mondi, che nelle quattro stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano colori, emozioni, profumi e prospettive.
Qui si concentra gran parte della biodiversità italiana, favorita dalla contiguità delle zone climatiche europee e mediterranee.
Oggi si avvicinano sempre più turisti ed escursionisti, con scarponi, bastoncini, racchette da neve o ramponi, con sci e biciclette. Tutti possono scegliere il modo di esplorare questo mondo, sempre abitato e vissuto a stretto contatto con la natura.

Il territorio del Parco Nazionale comprende una grande varietà di ambienti, che consentono a molte specie animali di trovare le giuste condizioni per vivere e riprodursi. Parte del fascino degli animali di montagna sta nella loro capacità di vivere in condizioni difficili, spesso estreme. Il gelo invernale, la carenza di cibo, il vento sferzante e la forte radiazione solare vengono affrontati attraverso adeguate strategie di adattamento. Pertanto, ogni ambiente del Parco, se attentamente osservato, rivela una grande ricchezza di forme animali. Una meravigliosa abbondanza di specie che risulta spesso invisibile a coloro che non si avvicinano con pazienza e rispetto.

La morfologia formata da picchi scarsamente marcati e speroni ondulati, che contrastano con le guglie affilate delle Alpi Apuane, è il risultato di processi morfogenetici su un substrato prevalente in arenaria e calcare, dal quale emergono diverse formazioni, come i Gessi del Triassico, Ophiolites del Giurassico e dei Torbiditi del Cretaceo.

Un’ulteriore peculiarità è data dalle testimonianze delle glaciazioni del Quaternario, soprattutto nelle pendici settentrionali, le più fredde.
Dalle valli glaciali ai circhi, dai depositi morenici ai laghi e alle torbiere.

Le vette del Monte Prado, Monte Cusna e Alpe di Succiso, che superano i 2000 m di altitudine, così come le linee di cresta più alte, sono caratterizzate dal paesaggio delle praterie, dove distese di nardi, di giunchi, di narcisi, di anemoni, di stelle alpine e di genziane viola, sono punteggiate da affioramenti rocciosi con una caratteristica flora erbacea, più simile a quella alpina e arricchita da rarità ed endemismo.

Scendendo, si incontrano le brughiere, che anticipano la fascia di foreste, una volta meno diffuse in quanto sono state bruciate dai pastori per incoraggiare la crescita delle praterie utili per il pascolo. Le specie più comuni sono il mirtillo, il sorbo, il rododendro e alcuni importanti relitti glaciali, come l’erica baccinifera.

I boschi coprono le pendici appenniniche fino a circa 1700 m. Fino a 1000 m ci sono querce e querce, con zone di castagno per l’uso originale del bosco ceduo, mentre sopra questa altitudine ci sono boschi di faggi e abeti. Questi boschi sono stati sfruttati per secoli dall’uomo per la produzione di legname, spesso eccessivo e che ha portato ad alcune operazioni di riforestazione, soprattutto nella parte toscana, di abete rosso e abete: il caso più antico è quello della famosa Abetina Reale del Este. Inoltre, se in passato la zona boschiva si contraeva per fare spazio a pascoli e coltivazioni, oggi assistiamo a un’inversione di tendenza dovuta al progressivo abbandono dell’attività agricola e della pastorizia, per la quale troviamo distese di cespugli che ricolonizzano le terre abbandonate dall’uomo.

Dove le piste diventano più dolci, il paesaggio agricolo si apre. Verso l’Emilia Romagna, i campi ricamati sulle colline mirano all’allevamento del bestiame e, quindi, alla produzione del Parmigiano Reggiano, caratteristico di queste terre. Tra le innumerevoli falciatrici, che in estate sono decorate con tipiche balle di fieno, alcuni campi sono coltivati ​​con cereali, come grano, mais e orzo. Sul versante tirrenico, sui pendii spesso terrazzati, sono coltivati ​​principalmente ulivi e viti per la produzione di olio e vino.

Per quanto riguarda gli elementi infrastrutturali, oltre alle antiche mulattiere e ai sentieri lastricati, molte delle strade che attraversano il Parco hanno anche un paesaggio storico: sono tracce che hanno segnato il paesaggio di questi territori per secoli, poiché i mercanti, i pellegrini e anche i briganti passarono dalla pianura padana a quella tirrenica e viceversa, attraverso i Passi del Lagastrello, del Cerreto e Pradarena.

Anche i piccoli villaggi, arroccati sulle alture o distesi ai piedi delle montagne, sono un elemento fondamentale dell’immagine del Parco, dove i pochi insediamenti di una certa estensione si trovano solo perimetrali, dove la morfologia del territorio lo consente . Protette dai resti delle mura e delle fortezze medievali, queste popolazioni abitate spiccano tra i boschi, accompagnate da una corona di campi coltivati ​​e segnalate in lontananza dall’emergere del campanile della chiesa del villaggio.

  • Una delle zone montane con la più alta densità di lupi in Italia, questo non significa che sarà facile vederle
  • Lo straordinario piccolo ” Bivacco ” Tifoni, dove puoi dormire in una delle più belle vallate del versante toscano
  • Il vecchio lago glaciale Santo Parmense sul lato emiliano della cresta.
  • Gli incredibili numerosi laghi vicini alla cresta, da non perdere i laghi di Sillara.
  • Cresta molto difficile ma scenografica. Da Cima Canuti a Cima Malpasso. Non per tutti
  • La vista unica che ti accompagna in molte parti dell’itinerario, il mare Mediterraneo da un lato e la pianura Padana dall’altro.
  • Per facilitare il ritorno in treno una volta completato il percorso, l’itinerario parte da Pontremoli e termina a Fivizzano, qualunque sia la direzione di viaggio scelta.
  • C’è solo 1 incrocio lungo il sentiero, Passo Lagastrello, in modo che il modo migliore per raggiungere la cresta del lupo non abbia viaggiato parzialmente, non ci sono molti villaggi lungo il percorso.
  • Il momento migliore per affrontare questa rotta è da giugno a settembre. Alcuni tratti di montagna possono essere nevosi negli altri mesi.
  • Porta un po ‘di abbigliamento da montagna, poiché possono esserci rapidi cambiamenti del tempo e improvvisi sbalzi di temperatura ad alta quota, anche durante i mesi estivi.
  • Il Wolf Crest Trail può iniziare da Pontremoli verso Fivizzano o dalla direzione opposta.
  • Il percorso a volte NON È segnato, seguire GEA sulla cresta. Si consiglia il GPS.
  • Il serpente Vipera Aspis in questa zona è abbastanza frequente, osserva attentamente il terreno quando cammini.
  • È vietato accendere fuochi nell’area del Parco Nazionale, Respect Nature!
  • Bivacco Tifoni è un ottimo posto dove trascorrere la prima notte. Lasciando pulito e una piccola donazione per la manutenzione.
  • Il 2 ° giorno scopri la cresta, è proibito e pericoloso accamparsi in questa zona del Parco.
  • Da non perdere il Rifugio Mariotti per la sua seconda notte. Chiama prima il Rifugio, Marcello ti aiuterà!
  • Ci sono due possibilità per la 3a notte, l’itinerario si ferma prima e lo allunga di 1 giorno. Il Rifugio Prato Spilla è il modo più breve
  • La seconda possibilità è quella di continuare e arrivare al Rifugio “Città di Sarzana”, vicino al lago glaciale del Monte Acuto.
  • Il giorno seguente a seconda di dove hai dormito puoi arrivare a Favizzano o dover bivaccare (alba / tramonto) ai margini del parco o alle Sorgenti del Secchia.
  • IN CASO DI PROBLEMI PUOI ANCHE RAGGIUNGERE IL CERRETO PASS o dormire a Bivacco Ghiaccioni.
  • Si consiglia di portare con sé un bruciatore a gas, alcune bustine di cibo liofilizzato e l’attrezzatura corretta (scarpe, giacca a vento, sacco a pelo, bacchette)
  • Cioccolato, pane, parmigiano reggiano e salsicce potrebbero essere elementi importanti per uno spuntino quotidiano.
  • Il filtro dell’acqua LIFE STRAW è fortemente raccomandato per bere in qualsiasi situazione dai fiumi
  • Si consiglia sempre una buona scorta di 2 litri di acqua a persona. Da Pontremoli al rifugio Tifoni troverai acqua solo ad Arzengio. Al ” Bivacco Tifoni ” puoi quasi sempre trovare acqua. Non troverai acqua sulle creste, dovrai sempre scendere. A Lago Santo puoi trovare l’acqua e poi in direzione di Laghi del Sillara troverai la Fontana del Vescovo. Riempi bene le bottiglie d’acqua. Anche al Rifugio Sarzana una sorgente ti permetterà di fare rifornimento di acqua