fbpx
Berta Caceres: uccisa per aver difeso la sua terra
13 Novembre 2020
Quanto è sostenibile la tua spesa?
16 Dicembre 2020

WALKSCAPING

Una nuova prospettiva di viaggio per la Liguria

Decisamente meno noto è invece il termine “Walkscaping”, che un ricercatore dell’Università di Roma, Francesco Careri, ha portato in Italia nei primi anni Duemila. Il concetto riguarda una sorta di erranza urbana e periurbana che prevede l’attraversamento a piedi di paesaggi culturali e naturali.

Nel suo libro “Walkscapes, camminare come pratica estetica”, egli ha descritto l’affascinante rapporto fra l’uomo e l’atto di camminare, partendo dal fatto che: «l’atto di attraversare lo spazio nasce dal bisogno naturale di muoversi per reperire cibo e informazioni necessarie alla propria sopravvivenza. Ma una volta soddisfatte le esigenze primarie il camminare si è trasformato in forma simbolica» (Careri, 2006, p. 3).

Rebecca Solnit (2018) in “Storia del camminare” ricorda inoltre che nel pellegrinaggio cristiano il viaggio e l’arrivo sono in simbiosi, così come nelle scalate in montagna. Viaggiare senza arrivare sarebbe altrettanto incompiuto quanto arrivare senza avere viaggiato.

Per molti anni effettuare lunghi cammini ha rappresentato soltanto una pratica religiosa, oggi chi compie questi viaggi lo fa per piacere, seppur mantenendo inconsciamente un significato mistico.

Il Walkscaping (dalla contrazione di “walking” e “landscape”), non si basa soltanto sulle tradizionali gite nel “verde”, bensì nel conoscere la storia del territorio, i metodi di produzione delle specialità enogastronomiche e molto altro. Spesso infatti confondiamo paesaggi culturali con paesaggi naturali, o riteniamo le aree protette soltanto vincoli per proteggere specie animali e vegetali, dimenticando che gli stessi parchi naturali (le Cinque Terre sono l’esempio più evidente) tutelano e valorizzano anche l’attività dell’uomo.

Detto questo, bisogna precisare che il turismo lento non è soltanto riservato ad una nicchia di estremisti o sportivi che riescono a percorrere lunghissimi itinerari a piedi o a cavallo; oggi abbiamo la possibilità di utilizzare sempre di più la mobilità elettrica (e-bike) in modo da impattare meno in termini di emissioni di gas-serra e consentire a tutti di praticare il turismo lento.

A tal proposito, la Liguria indubbiamente offre itinerari di particolare bellezza ed interesse storico e ambientale, come l’Alta Via dei Monti Liguri, il Sentiero Liguria (Ventimiglia-Luni) o le numerose Vie del Sale che la attraversano verticalmente.

Purtroppo tuttavia questo format stenta a decollare a causa della mancanza di promozione di tali itinerari, sormontata ancora oggi dal turismo di massa, dagli stabilimenti balneari, dei grandi eventi e delle crociere, che di certo sono importanti economicamente ma non possono essere l’unica soluzione, specialmente in un’ottica di sostenibilità ambientale.

Oltre a quelli citati, si aggiungono poi una serie di itinerari “minori” che spesso diventano ridondanti; basterebbe infatti promuoverne alcuni, i più belli, e investire su quelli. Nel solo Golfo Paradiso, breve tratto di Riviera di Levante che si estende da Nervi (Genova) fino al Promontorio di Portofino, passano ben quattro di questi, più una tappa del Sentiero Liguria: l’Itinerario Storico Colombiano, la Via del Mare, l’Itinerario dei due Golfi, e il Sentiero del Castagno.

Nessuno di questi però viene frequentato quanto meriterebbe, se non da escursionisti locali che peraltro li mantengono puliti in forma di volontariato. In particolare l’Itinerario Storico Colombiano è quello che presenta i valori più interessanti: oltre ad unire l’entroterra (Val Fontanabuona) con la città di Genova, passando per lo spettacolare crinale del Monte Fasce, e incontrando santuari, antiche cave di ardesia e aree rurali un tempo sfruttate per la coltivazione dell’olivo e per il pascolo, ripercorre simbolicamente il percorso che i genitori del navigatore più famoso al mondo, Cristoforo Colombo, effettuarono per trasferirsi a Genova.

Con un po’ di fantasia, o meglio di spirito di iniziativa, questo itinerario, lungo circa 20 km e quindi accessibile anche ai meno sportivi, potrebbe essere arricchito da agriturismi e ospitalità diffusa e diventare un vero itinerario di turismo lento. Nelle scorse settimane è stato presentato un progetto di rivalutazione di tale percorso, che ormai era abbandonato da oltre vent’anni, in seguito alla sua realizzazione in occasione di Expo ’92 (noto anche come “Celebrazioni Colombiane”).

L’unico intervento finora attuato consiste però nella semplice installazione di un pannello nei pressi di Quinto (Genova), di certo un buon inizio, ma la “strada” è ancora lunga e aspetta solo di essere percorsa.

Lorenzo Brocada